Nella prima sala abbiamo incontrato un territorio ancora da decifrare. Lo schermo nero richiedeva comandi precisi; il modem rendeva percepibile la soglia dell’accesso; il primo sito trasformava una vetrina fisica in un luogo fatto di immagini, parole e collegamenti. Entrare nel digitale, però, non era sufficiente. Una volta compreso il linguaggio degli strumenti, occorreva costruire coordinate, gerarchie e relazioni capaci di rendere quello spazio abitabile. Dopo lo stupore viene il metodo. La seconda sala del museo è dedicata a Leonardo e al verbo misurare.
La complessità non scompare
Il passaggio da Bosch a Leonardo non conduce a un mondo improvvisamente semplice, anzi, anche i fogli leonardeschi sono affollati di corpi, macchine, corsi d’acqua, architetture, parole e tentativi.
La differenza sta nel modo in cui la complessità viene interrogata.
Nello Studio di proporzioni del corpo umano, noto come Uomo vitruviano, realizzato intorno al 1490 e conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, un corpo maschile compare in due posizioni sovrapposte dentro un cerchio e un quadrato.
Testo e disegno non sono l’uno l’illustrazione dell’altro. Costruiscono insieme un’indagine.
Leonardo si confronta con le proporzioni descritte da Vitruvio nel De architectura, ma non le trascrive passivamente. Le traduce, le verifica visivamente e introduce scarti e soluzioni proprie.
A interessarmi non è il mito generico del genio capace di unire ogni sapere. È un gesto più preciso:
utilizzare il disegno per produrre conoscenza.
Anche nel digitale una griglia, una mappa, un diagramma o un prototipo non servono soltanto a presentare un’idea già conclusa. Possono aiutarci a scoprirla, verificarla e discuterla.
Il corpo dentro la geometria
Nel foglio di Leonardo il corpo attiva due costruzioni geometriche.
L’ombelico funge da centro del cerchio; il quadrato si organizza secondo un riferimento differente. I due centri non coincidono.
Questo scarto rende il disegno più interessante dell’immagine semplificata di un uomo perfettamente fermo al centro di tutto.
Nel mio percorso il quadrato suggerisce stabilità, orientamento e costruzione; il cerchio richiama movimento e continuità. Sono letture personali, non significati storici attribuiti all’opera.
Leonardo sovrappone le due figure senza cancellarne la differenza. Il corpo appartiene a entrambe attraverso posture diverse.
Ogni progetto vive in una relazione simile tra regola e situazione.
Una pianta organizza uno spazio, ma non può anticipare ogni comportamento
di chi lo abiterà.Una griglia grafica offre coerenza a una pagina, ma non decide autonomamente quale elemento debba attirare lo sguardo.
Un’architettura informativa può suggerire dei percorsi, ma chi la attraversa conserva la possibilità di muoversi in modo imprevisto.
La misura sostiene il progetto quando rimane abbastanza stabile da coordinare le parti e abbastanza aperta da accogliere ciò che cambia.
La struttura che permette di non perdersi
Era ciò che cercavo, senza formularlo ancora in questi termini, quando progettavo la navigazione della mia tesi su CD-ROM.
Dovevo definire collegamenti e gerarchie, ma anche lasciare al lettore la possibilità di scegliere il proprio itinerario: la struttura non serviva a controllarlo.
Serviva a non farlo perdere.
Una griglia non limita necessariamente il progetto; può creare le condizioni che gli permettono di essere compreso e attraversato. Il confine è sottile.
Se la struttura diventa troppo rigida, impedisce al progetto di adattarsi alle situazioni reali.
Se manca completamente, la libertà apparente può trasformarsi in disorientamento.
Misurare significa trovare un equilibrio tra queste due condizioni.