LO SCHERMO E LO SGUARDO
Un viaggio tra arte, architettura e tecnologie per osservare come è cambiato il nostro modo di progettare.
L'INGRESSO
Ogni tecnologia modifica ciò che possiamo fare. Ma, prima ancora, modifica il nostro modo di guardare. Nasce dal desiderio di rileggere quasi trent’anni di trasformazione digitale non come una semplice successione di strumenti, ma come un percorso fatto di linguaggi, spazi, cambiamenti e scelte. Ho imparato a progettare prima con la carta, poi con software specialistici, CD-ROM, siti, piattaforme e, infine, sistemi capaci di generare testi e immagini.
Gli strumenti sono cambiati fino a diventare quasi irriconoscibili; una domanda, invece, ha continuato ad accompagnare il mio lavoro:
come si dà forma a qualcosa che prima non c’era?
Un museo immaginario per dare voce al progetto
Questo progetto editoriale non è né una storia né un manuale della tecnologia, non è un trattato filosofico sulla trasformazione digitale, non vuole nemmeno costruire una linea che, forzatamente, dai maestri del passato, conduca all’intelligenza artificiale.
È un percorso personale che mette in relazione architettura, arte, innovazione e memoria.
Gli autori, e le opere citate, li ho scelti a mio gusto personale e non perché hanno a che fare con una qualche anticipazione del mondo digitale: Bosch non prefigura l’ipertesto, Leonardo non inventa il modello statistico, Turner non annuncia il cloud, Picasso non descrive la rete e Marina Abramović non prepara l’interazione con una macchina.
Sono per me strumenti critici, immagini e pratiche capaci di dare forma a problemi che ho attraversato nel lavoro.
Il museo che ho ideato è immaginario e, dichiaratamente, incompleto. Non rappresenta la storia dell’arte, non esaurisce quella della tecnologia e non propone un canone.
Le scelte appartengono alla mia formazione, alle opere che hanno modificato il mio sguardo e alle domande professionali che continuano a tornare.
Questo montaggio personale mi permette di accostare tempi lontani senza confonderli: prima osservo l’opera nel suo contesto; poi dichiaro il passaggio attraverso cui la porto nel presente.
Sei sale e sei azioni
Il percorso attraversa sei sale, ciascuna costruita intorno a un artista, a un momento della trasformazione digitale e a un verbo.
Con Bosch entriamo nella complessità e impariamo a decifrare; Leonardo introduce la necessità di misurare, non per ridurre il mondo a un numero, ma per mettere in relazione parti, regole e conseguenze; Turner ci porta dentro la trasformazione e ci obbliga a osservare ciò che ogni innovazione rende possibile, ma anche ciò che rischia di diventare illeggibile; Picasso rompe il punto di vista unico e chiede al progetto di ricomporre frammenti, materiali e contesti differenti; Marina Abramović sposta l’attenzione dall’oggetto alla situazione: partecipare significa agire dentro condizioni progettate, con tempi, corpi, poteri e responsabilità.
Nella sala finale incontriamo l’intelligenza artificiale e il verbo più impegnativo: scegliere.
Le sale non sono variazioni della stessa conclusione e non conducono inevitabilmente all’AI. Ciascuna custodisce un problema specifico. Solo nell’ultima stanza diventano centrali addestramento e generazione, prompt e contesto, fonti, bias, autorialità, errore plausibile e verifica.
L’intelligenza artificiale non è il destino segreto delle opere precedenti, ma il luogo contemporaneo nel quale molte tensioni del progetto tornano a concentrarsi.